REBIRTH BY FIRE: Moreno Bondi e il “sacro fuoco” dell’arte!

REBIRTH BY FIRE: Moreno Bondi e il “sacro fuoco” dell’arte! 
di Carla Piro

Difficile trovare qualcosa di non detto nel panorama artistico internazionale dominato dalla omologazione del “già visto”, dalla bizzarria della dissacrazione, dal clamore degli “effetti speciali”, in cui l’arte si sdoppia fra l’impegno della denuncia e la vanità del divertissement.
Bisogna entrare alla Galleria romana Triphè (Via delle Fosse di Castello 2) ed immergersi nella mostra “Rebirth by fire” di Moreno Bondi per stupirsi di fronte a qualcosa che è inedito, seppure prodotto con tecniche tradizionali sapientemente reinterpretate, sconvolgente ma mai dissacratore; raffinato senza indulgere nella leziosità. Un’esposizione imperdibile per il successo conclamato dal passaparola, per il pubblico di collezionisti internazionali e per opere da far arrossire molti musei contemporanei.
Nulla è scontato: combustioni della pittura, introflessioni della tela, installazione sensoriale, marmo traforato. Nessun lavoro di Bondi si ripete in un vacuo compiacimento anche se tutti portano la sua inconfondibile cifra stilistica. Un florilegio di opere, sei mesi di lavoro e anni di ricerca sono gli ingredienti di “Rebirth by fire”.
Moreno Bondi torna, dunque, a Roma, dopo Londra (Synchronicity Earth Foundation), Paesi Bassi (Biennal Sacre Triangle) e prestigiose collezioni all’estero, per attestare la sua ricerca che unisce dimensione figurativa e concettuale. Succede grazie alla intraprendenza e lungimiranza della curatrice Maria Laura Perilli, la cui traiettoria curatoriale ha incrociato il percorso artistico di Moreno Bondi sulla strada della Figurazione concettuale. 

D. Maria Laura Perilli, perchè il connubio con Moreno Bondi?
R. “Fin dal 2007 nella Galleria Triphè, prima a Cortona ed ora anche a Roma, ho privilegiato l’arte figurativa contemporanea, intercettando in alcuni artisti come Bondi un discorso figurativo che rivelava indizi concettuali. Quindi il mio interesse ha seguito lo sviluppo verso la Figurazione concettuale in cui il contenuto culturale, sociale, politico ed esistenziale si esprime con una maggiore comprensibilità dell’opera. Qui trovano equilibrio due correnti da sempre avverse: il Concettuale, nato negli anni ’60 con lo scopo di affermare il prevalere del concetto sulla forma che -ormai in crisi- rischia di scadere in un’estetica deludente e banale, e la Figurazione che, come rappresentazione della realtà, oggi diviene stantia parafrasi del visibile.
In questa mostra di Moreno Bondi si compie la parabola della Figurazione concettuale, che unisce l’aspetto figurativo-formale a quello contenutistico-concettuale, in apparenza antitetici ma che qui si fondono in maniera naturale e coerente.”

D. Quale l’opera simbolo di questo discorso?
R. “ ‘SETA’ ha una fine iconografia: un’installazione con una grande tela dipinta ad olio e due sculture in marmo Statuario di Carrara e Nero del Belgio. La metafora della farfalla lascia intuire che i cambiamenti non possono essere forzati ma sono possibili solo dall’interno.
Bondi ci dice che nella vita alcune prove sono indispensabili per la crescita e nessuno può risolverle al nostro posto. ‘SETA’ esprime ad altissimo livello il cuore del filone Figurativo Concettuale che usa tecniche sia tradizionali sia innovative per comunicare con un’espressione raffinata anche messaggi di forte carattere sociale.”
 
E infatti colpisce per eleganza e potenza l’installazione ‘CRITICALLY ENDANGERED’ che avviluppa spettatore ed opere fra lembi di fiamme e crepitii di fuoco. Qui l’artista interpreta la sconsiderata distruzione del patrimonio culturale, fatto di natura, paesaggio, archeologia, con imponenti e preziose tele, prima dipinte ad olio e poi coraggiosamente bruciate (serie ‘Combustioni’). Sono lavori che gridano la devastazione della bellezza, causata dal disprezzo intenzionale o dalla inconsapevole incuria da parte dell’uomo. 

D. Moreno Bondi qual è la scintilla che ha innescato la serie “COMBUSTIONI” ?
R. Non è semplice raccontare la genesi di un’idea. E’ prodotta dalla sedimentazione di esperienze, ricordi, conoscenze e competenze tecniche a 360° gradi. Non basta l’intuizione: questa va maturata, vagliata, elaborata. Infine deve essere coerentemente collocata nel proprio capitale di valori ed armonizzarsi con la ricerca artistica personale.
Inoltre è necessario un notevole bagaglio tecnico per portare a compimento l’ispirazione originaria.
La “combustione” ha iniziato a prendere forma quando agli Uffizi -accompagnato da Antonio Paolucci- mi sono trovato di fronte all’opera del pittore caravaggesco Gherardo delle Notti, devastata dall’attentato in Via dei Gergofili. La ragnatela di pittura rimasta rendeva impossibile il restauro e appena leggibile il capolavoro.
Quello fu il momento dell’intuizione, rimasto sopito mentre altre ferite venivano inflitte al patrimonio culturale dalle mie Alpi Apuane, depredate dalla escavazione sconsiderata, fino alla distruzione di Palmira. Allora il mio sentire si è trasformato in moto di sdegno che ha cercato la giusta espressione. Volevo che la drammaticità del contenuto si traducesse, mediante una tecnica inedita, in una forma che rispettasse ancora la bellezza perduta. Poiché quando la bellezza si fa strumento di denuncia della distruzione, allora il messaggio diventa ancor più dirompente ed incisivo.” 

D. In questo tuo percorso figurativo-concettuale, quale rapporto intessi con la
tradizione?
R.“Nella mia ricerca non vi è né rimpianto, nostalgia o emulazione del passato. Questi atteggiamenti rendono inerte l’artista: lo circoscrivono nel recinto della citazione e dell’Anacronismo, imbrigliando qualsiasi slancio in avanti. Al contrario l’arte chiede una continua ed inesauribile ricerca, che deve essere coerente e conseguente, mai randomica e casuale. Inoltre bisogna volare alto e non perdere di vista l’obiettivo (la ricerca stessa) per non cedere alle lusinghe del successo: il cammino non termina con il realizzare un lavoro fortunato, commercialmente o mediaticamente: mercato d audience sono una cosa; l’arte spesso segue altre strade.
Il mio percorso parte certamente da basi come la pittura ad olio e la scultura in marmo, ma guarda al futuro: si intreccia con linguaggi attuali ed è attento alle nuove tecnologie. Aggiungo che l’arte deve essere propositiva e non distruttiva. Da qui il titolo della mostra “Rebirth by fire”‘: il fuoco consuma ma purifica anche, e alla devastazione segue la rinascita”.
 

Moreno Bondi ha colto nel segno usando la bellezza come strumento di denuncia.
Immersi nell’installazione ‘Critically endangered’ si coglie l’emozione vibrante e lo sgomento per le fiamme che lambiscono minacciose animali, archeologie, natura. Poi il pathos si stempera nel sollievo di ritrovare intatta la bellezza, enigmatica e salvifica, come di fronte al grande dipinto su tela introflessa con scultura, che porta nel titolo “Meraviglioso” il suo destino di ammirazione e stupore. 

Carla Piro, Laurea in Filosofia; perfezionamento in Didattica della Filosofia; Master in pubbliche relazioni e comunicazione istituzionale. Responsabile pubbliche relazioni. Collabora con vari magazine culturali.