Permutazioni visionarie

Permutazioni visionarie

Moreno bondi e Daniele masini

di Enzo Dall’Ara

PERMUTAZIONI VISIONARI: FRA ANGELI E DEMONI , ED. Il Vicolo
PERMUTAZIONI VISIONARI: FRA ANGELI E DEMONI , ED. Il Vicolo

Una mostra con personalità, carisma, classe: “Permutazioni visionarie”, esposizione allestita fino al 15 gennaio 2006 ai Magazzini del Sale di Cervia, è realtà di forte calibro emotivo e sintattico, basato sulle splendide opere pittoriche di Moreno Bondi e Daniele Masini. Appuntamento inaugurale di un ampio progetto culturale promosso dall’amministrazione comunale cervese, organizzato da “Il Vicolo” di Cesena e curato da Marisa Zattini, l’evento, nel suo titolo più esplicativo “Fra Angeli & Demoni”, incede sulle vie ardue e inquietanti della vita attuale, ove l’uomo fatica a trovare o a ritrovare se stesso, preda di continue e confuse sollecitazioni e di distraenti stordimenti pseudoconcettuali. Ecco, allora, scaturire, per antitesi, la dimensione onirica ma altamente veritiera di una condizione umana in bilico fra riflessione e angoscia, fra affermazione e fuga, fra elevazioni angeliche e spettri demoniaci.

In tale analisi esistenziale allignano i profondi contenuti semantici delle oltre cinquanta opere esposte, mirabili attestazioni di “pittura – pittura”, avvalorate dal meditato allestimento di Augusto Pompili che, in consonanza con le suggestioni del luogo ospitante, si svolge su un monumentale impatto, coniugante le due polarità della mostra in consecutivo e interattivo divenire spaziale. Se per tematica e iniziale percezione emotiva i dipinti appaiono con rara concordanza estetica, essi rispondono, invero, a due distinte sensibilità artistiche che, sul comune incipit figurativo, procedono su vie poetiche e iconografiche assolutamente diversificate. Questo si evince anche dall’analisi del pregevole catalogo che documenta la mostra, edito da “Il Vicolo” e curato da Marisa Zattini, con testi critici di Janus e un contributo di Gabriella Baldissera.

Sull’onda del mito e della conseguente indagine ontologica espansa all’uomo contemporaneo, Moreno Bondi trasfigura l’emersione del profondo nella rinascita o nella caduta dell’entità vitale, assecondando un fermento fra eros e thánatos, fra infinito dell’amore e struggimento della morte, che promana da una corporeità avviluppata in costrittive prigionie interiori, da cui si eleva un inesausto desiderio di liberatorio affrancamento. Esperto interprete di ogni segreto cromatico, luministico e disegnativo, l’artista è sommo edificatore di armonie spaziali, di architetture dell’anima, ove esprime una figurazione netta e potente, calda e dinamica, che alla sapiente costruzione dell’immagine pittorica accorda la nobile solennità di tensioni scultoree.

Da evocazioni luministiche caravaggesche a imponenti fascinazioni michelangiolesche, da seduzioni barocche a suggestioni romantiche, Moreno Bondi intride le opere di intenso pathos trascendente e di incisiva eloquenza corporea, in una trasmutazione dell’immagine che rammenta il percorso esistenziale dell’uomo, pervaso da abbrivi iniziatici e cosmici e da affermazioni contingenti e terrene. L’arte di Moreno Bondi evolve lungo l’instancabile via del creare, ove la cultura di età trascorse riceve l’impulso imprescindibile dell’etica segnica, della poesia cromatica e della meditazione compositiva, in una moderna e coinvolgente dichiarazione stilistica che rivela come gli assunti figurativi concordino con le esigenze emozionali dell’uomo contemporaneo.

Dall’origine dell’essenza materiale e spirituale alla costante, implacabile metamorfosi dell’essere umano, Daniele Masini partecipa, invece, al ponderoso cimento della vita con la disillusa certezza che l’uomo si contorce, si dimena e si spaura nell’anelito supremo dell’interiore liberazione e della rinascita esistenziale. Ma il percorso di tale bellicoso processo riserva stadi di totale mutazione di membra ed entità psichica, di aspri sovvertimenti inconsci che la mente non riesce a dominare e ad aggiudicarsi come meta di quiete intima. S’innesca, allora, un sisma metamorfico e deformante, inquieto e imperscrutabile, che nello stravolgimento della forma trova eletta testimonianza fisica e sensuale. La verità dell’assurdo esistenziale si sprigiona dall’aspro anelito alla conquista o riconquista dell’identità, dalla superiore vertigine dell’ineffabile destino umano.

Sulla scia dell’armonia rinascimentale, l’arte di Daniele Masini corre sul filo rosso e rovente delle massime esperienze figurative del XX secolo, con echi a meditazioni saviniane, a dilanianti ossessioni baconiane e a immani sentori picassiani. I dipinti, egregiamente permeati da eccelsa sapienza tecnica, accesa a un disegno consolidato, a euritmiche stesure cromatiche e a calibrati transiti luministici, si basano su una composizione che racchiude spazi pittorici nel vortice sonoro dell’azione. La verità della vita attuale non concede scampo all’elevazione, cui tende, invece, il sogno energico di un’arte basata su modernità espressionista affidata alla storia, in concordanza con l’indomita voluttà dell’esistere.