INTERSEZIONI di Maria Laura Perilli

MARIA LAURA PERILLI

INTERSEZIONI

Le opere di Moreno Bondi coagulano le intersezioni della Storia filtrate dalla contemporaneità e dalla profonda conoscenza delle tecniche pittoriche; tecnica ed amore per il passato, comunque, non sovrastano la sua identità di artista e la sua autonomia di pensiero. Memorie e stratificazioni trovano posto in iconografie dal respiro storico monumentale che celano tra le pieghe intenti di deciso sperimentalismo. Non casualmente, infatti, la presenza di elementi scultorei sia dipinti che fisicamente innestati sulla tela, evocano il rapporto tra pittura e scultura tipico del 600 Barocco e contemporaneamente sottolineano una forza di penetrazione che riconduce inesorabilmente ai tagli di Fontana. L’operazione di Bondi esalta, infatti, l’intenzionalità di superare la superficie piana del quadro; nel farlo integra, con una capacità di sintesi compositiva unica, la dinamicità del Futurismo, espressa da decise obliquità appuntite, con il virtuosismo estetizzante barocco. La plasticità degli innesti scultorei si concreta con connotazioni formali distaccate dalla realtà oggettiva al punto da ricondurci all’Universo mondo dell’astrazione. L’inserimento delle strutture plastiche lontane dalla realtà evidenzia la lettura in chiave polemica che l’artista fa del processo storico, permettendoci di capire da un lato quanto sia stato duro l’assalto che il Barocco ha portato alla rigorosità della forma rinascimentale, dall’ altro la ritrosia della società del tempo, come accade altrettanto nell’ odierna ad accettare un linguaggio nuovo, sperimentale, polemico.

Non casualmente sono stati necessari altri due secoli per assistere alla vittoria dei Fauves, dei Cubisti, dei Futuristi e dell’astrazione. Il sipario sperimentale di Bondi cala, poi, decisamente sulla scena storica con opere come il Bacco o Roma. Qui la presenza di lamine sovrapposte alle figure, con forature, lacerazioni combuste, richiama il lavoro di Burri e fa emergere tutta la complessità del mondo psicologico di Bondi; evoca il sogno, il Mito, con frammenti di opere del passato, con intersezioni iconografiche e dei tempi. Emanuele Severino ci dice che: “l’uomo mitico non vive il mito come favola, lo vive come situazione reale in cui egli crede …. sognare la realtà significa anche sognare il rimedio contro la morte e contro il dolore”.E’ qui che le inquietudini di Bondi vengono inesorabilmente, in superficie; da uomo contemporaneo è consapevole che arriva il momento in cui il rimedio del Mito non appaga più i timori dell’uomo. E’ a tal punto che egli interviene con intersezioni, lacerazioni, forme astratte tratte dal mondo barocco, stigmatizzando la durezza della realtà e l’impossibilità dell’ uomo di attenersi al sogno.Bondi ci fa capire che la storia è realtà che dobbiamo conoscere e ancor di più ricordare per non ripercorrere gli errori del passato.