PAROLE DI PIETRA: FRA PITTURA E SCULTURA

PAROLE DI PIETRA: FRA PITTURA E SCULTURA
di CARLA PIRO

Moreno Bondi comunica attraverso i suoi quadri. La pittura è per lui linguaggio colto e profondo. In essa si concretizza un mondo interiore in cui affiora una stratificazione di immagini che appartengono all’intero panorama della storia dell’arte: dall’antico al moderno. E questa lingua ben costruita -poiché fonda su basi solide- è anche dinamica, in quanto elabora costantemente gli stimoli che attinge al mondo contemporaneo.

Tale espressione ha, inoltre, la plasticità e gli equilibri del marmo, poiché nella sua costruzione la scultura è un elemento fondante. Da essa infatti Moreno Bondi ha acquisito la dimensione spaziale, la potenza della forma, nonché la capacità di rappresentare il volume dei corpi e la loro profondità.
Il linguaggio si sviluppa grazie alla sollecitazione degli stimoli che l’individuo mutua dall’ambiente culturale. Il grande patrimonio intellettuale che la scultura ha storicamente portato a Carrara (in cui Moreno Bondi è nato) ha avuto un ascendente decisivo sulla sua formazione. La Toscana e le Alpi Apuane (sede delle più antiche ed importanti cave di marmo) è una terra in cui, in passato, Michelangelo, Canova, Thorwalsen e, oggi, Vangi, Mitoraj Finotti, Bodini hanno scelto di lavorare; non solo attingendovi la preziosa materia prima, ma soprattutto lasciando una traccia culturale incancellabile.
La formazione del peculiare linguaggio è determinata da tale contesto anche quando tralascia le “parole di pietra” della scultura per privilegiare l’uso del colore ad olio.
Ed il colore è quello dei grandi della pittura del Seicento -delle cui tecniche Moreno Bondi è esperto conoscitore- che imprime al lavoro i toni delle terre ed i contrasti definiti di ombre caravaggesche..
Moderno è, invece, l’atteggiamento con il quale l’artista toscano si avvicina all’eredità del passato, spinto da “un’ammirazione, che non è mai emulazione, bensì –come egli dice- coscienza che la cultura contemporanea possa emendarsi dalla condizione di perenne sradicamento, per ricongiungersi idealmente alla grande tradizione dell’arte, anche attraverso il recupero di un sapere tecnico e pratico”.
Quello che nelle opere degli anni ottanta (Fra spazio e forma), con l’inserimento del marmo nella tela, rappresenta la dichiarata volontà dell’autore di imprimere alla superficie pittorica una reale tridimensionalità, nella fase di un pensiero maturo e di un linguaggio più adulto si evolve nel riportare concettualmente in pittura le caratteristiche scultoree di ordine, equilibrio e potenza, anche attraverso il contrasto dialettico luce-ombra rivelatore dei volumi.
Dunque il rigore della concezione spaziale proprio della scultura costituisce la “struttura del linguaggio” di Moreno Bondi; mentre la sua forma mentis moderna è arricchita di quel patrimonio di immagini museali, eredità di un passato remoto e prossimo, che rappresentano per l’Uomo nutrimento e ricchezza.

Carla Piro