NEI LABIRINTI DELLA MEMORIA

NEI LABIRINTI DELLA MEMORIA

di Carla Piro

GOYA

Corpi potenti dipinti come michelangioleschi “Prigioni”, contrasti pittorici di forza caravaggesca eppure sapientemente elaborati da una mano e da una mente del nostro tempo. Tele seducenti per la bellezza della pittura che genera immagini enigmatiche (evocatrici di un passato inspiegabilmente coniugato al presente), ammaliatrici ed inquietanti nel loro toccare corde oscure e remote dell’animo.

Così le opere di Moreno Bondi, incantano lo spettatore coinvolgendone i sensi, il cuore, la mente.…..

I dipinti dell’artista toscano catturano chi si soffermi di fronte alle imponenti tele di lino (Moreno Bondi predilige i grandi formati), dipinte ad olio secondo le tecniche dei maestri del passato, da un artista che pure ha negli occhi le opere dell’arte attuale.

La sua pittura, infatti, che intellettualmente appartiene al mondo contemporaneo, è anche radicata nella storia dell’arte (dal ‘500 sino alla metafisica, al surrealismo, ed al concettualismo), e sostenuta da un’approfondita conoscenza dei materiali e delle tecniche (Moreno Bondi è docente Titolare di “Tecniche pittoriche” presso l’Accademia di Belle Arti di Roma).

Le figure sulla tela sono progettate e concepite come sculture, eseguite con la medesima plasticità, potenza e spazialità da chi -anche abile scultore- nella pietra cerca le forme per farne emergere i corpi.

Stratificazioni di immagini che appartengono alla storia dell’Uomo (“non si può –spiega- essere individui consapevoli se si perde la certezza del proprio trascorso, personale e culturale”); sapienza pittorica (“la mia ammirazione per il passato, non è mai emulazione, bensì –come egli dice- coscienza che la cultura contemporanea possa emendarsi dalla condizione di perenne sradicamento, per ricongiungersi idealmente alla grande tradizione dell’arte, anche attraverso il recupero di un sapere tecnico e pratico”) e maestria scultorea: queste, dunque, le componenti della pittura e della poetica di Moreno Bondi.

Sono elementi dialettici perché profondamente diversi e spesso in conflitto fra loro: la spazialità del marmo e la bidimensionalità della tela, la storia e la modernità, le luci e le ombre atte a rendere la profondità dello spazio e dei volumi.

Il loro continuo confronto rompe l’atmosfera metafisica dell’opera e sembra la causa dell’incantamento che ammalia lo spettatore come al canto delle sirene: attrae per la bellezza delle rappresentazioni e al contempo respinge per l’inquietudine generata dalle immagini enigmatiche, che accostano frammenti della memoria dell’Uomo in un’atmosfera senza tempo.

Sono tasselli familiari e stranieri, orfani di significato: appaiono indecifrabili perché affiorano in un’epoca che non riconosce la continuità con un trascorso, che pure è ragione della nostra attuale cultura.

Sulle sue tele Moreno Bondi svela il senso che unisce il presente al passato, vivificando entrambi. Come Teseo ripercorre il labirinto di immagini appartenenti alla memoria di ognuno, senza smarrire sé stesso e il rapporto con la realtà, seguendo il filo che collega antico e moderno ed affermando con determinazione il legame di reciproca appartenenza fra L’Uomo e la sua storia. Un riconoscimento doveroso per esprimere con consapevolezza il proprio tempo.

Carla Piro

27 aprile 2005