MORENO BONDI : ICARO O DEDALO?

MORENO BONDI : ICARO O DEDALO?
di Claudio Strinati

COPERTINA CAGLIARI-BS
Moreno Bondi è artista molto colto e consapevole, come provano l’insistita precisione dei titoli dei suoi quadri e il flusso continuo delle citazioni letterarie e filosofiche che accompagnano spesso l’ esposizione delle opere .
La tecnica eccellente, formatasi su cognizioni precise desunte soprattutto dalla pittura seicentesca, la fantasia acuta, l’estrema precisione e verosimiglianza del segno, permettono all’artista di produrre con una mente sistematica che ordina la materia pittorica secondo strane e interessanti serie e sequenze. Un catalogo significativo, pubblicato nel 2000, di opere di Bondi si chiama proprio “ Aforismi” ed è introdotto da una sentenza di Aristotele in base alla quale “ il concetto dell’ enigma è questo: dire cose reali collegando cose impossibili “ e , effettivamente, l’ intenso “realismo” delle immagini del maestro dà sempre, come ha notato Paolucci, la sensazione del frammento, di qualcosa di costruito attraverso tasselli, ciascuno del tutto convincente dal punto di vista della rappresentazione naturalistica, assemblati in modo arduo, assurdo, duro, senza che si riesca a percepire un senso complessivo dell’ immagine realizzata. Piuttosto i tanti segmenti “ reali” sembrano inseriti per formulare un insieme “impossibile” dal punto di vista logico–deduttivo e verrebbe da pensare che proprio in questa forzatura della verosimiglianza il pittore tragga spunto per le sue idee figurative. E coerente suona, allora, l’ altra sentenza, questa volta di Nietzsche, affiancata a una di quelle visioni chimeriche continuamente ripensate dall’ autore: “L’ assurdità di una cosa non è una ragione contro la sua esistenza, ne è piuttosto una condizione” .
Malgrado i titoli e gli aforismi sovente affiancati non è facile spiegare questi quadri , anche se sembrerebbe evidente l’ ansia comunicativa che vi è contenuta, a prescindere dall’ indubbia bravura virtuosistica che li pervade tutti. Non sono, certo, illustrazioni di nobili sentenze, né proiezioni di stati d’ animo allucinati e distorti . Però la volontà di dotare le immagini di un titolo che ne dia una potenziale riconoscibilità resta un dato tipico dell’ artista, di cui, dunque, va tenuto il debito conto. Se un quadro, a forte impatto figurativo, si chiama “ prigione”, “enigma”, “ anghelos“, “sussurri”, “uomo obelisco”, ciò significa, probabilmente, che il titolo, in casi del genere, è pensato da un artista che vuole velare e svelare il senso dell’ opera e, comunque, far capire bene che l’ opera ha un senso e proprio uno, per cui il margine di interpretazione va, in qualche modo, limitato .
E’ uno sforzo che l’ artista chiede a chi guarda ed è comprensibile perché tutti i quadri sono “sotto sforzo” con l’ indicazione chiara di una condizione tormentosa che deve generarsi all’ osservazione delle opere.Come se tutto ciò che è rappresentato fosse estratto da una prigione mentale, da una costrizione quale che sia, da una mancanza cui consegue un anelito Sono, in altri termini, quadri di ispirazione romantica, anche se la stesura è così affine al grande Seicento romano o toscano,  che infiniti capolavori ha consegnato alla posterità.
Bondi ci appare come un artista nitido e meditato ma anche ipersensibile nella sua intenzione di mettere a nudo sentimenti e pulsioni che possono preoccupare e mettere in stato di ansia.
In questo andirivieni di esaltazioni e cadute sta molto del fascino di un artista che sembra incerto se considerarsi un Dedalo o un Icaro . Condizione interessante con esiti in cui l’ insigne docente e studioso scompare e si manifesta l’ animo appassionato e intransigente di un poeta ricco di sfumature e di silenzi .