UN PITTORE FRA I CICLOPI

UN PITTORE FRA I CICLOPI
di JANUS

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C’è un’idea confusa, che si aggira da qualche tempo nel mondo e che affiora in questi tempi calamitosi, che la terra in antico fosse abitata da terribili giganti apportatori di morte e di distruzione. La loro ombra di tanto in tanto riappare nella nostra storia e quindi anche nella nostra cultura, come se fossero segni premonitori d’altri disastri. Gli artisti, soprattutto in questi ultimi decenni, hanno avvertito che quella antica minaccia si è fatta viva perfino nelle cronache quotidiane. Moreno Bondi è, per esempio, uno di questi artisti. Da tempo ha introdotto nella sua estetica e nel contenuto dei suoi quadri l’idea che questi giganti abbiano di nuovo fatto la loro apparizione tra i vivi e tra i morti. Deve aver percepito che le colonne, che dall’antichità reggono la terra, sono oggi un po’ traballanti. Vedremo meglio come questo fenomeno si sia verificato anche nella sua pittura.
Gli uomini primitivi li vedevano nelle ombre che passavano lungo le pareti delle loro caverne o nel fuoco dei vulcani, dove certamente avevano il loro domicilio, o nei fulmini che squarciavano il cielo. La nostra mitologia è tutta una storia di giganti (ma anche molte altre mitologie di cui non è il caso qui di parlare). Zeus stesso è uno dei Titani che lotta contro altri Titani che cercano di scaraventarlo fuori dell’Olimpo. Sappiamo già come questa storia si sia conclusa. Più vicini alla nostra sensibilità sono i giganti che fanno la loro apparizione nell’Antico Testamento. Non si sa bene da dove vengano, chi li abbia creati, ma quando scendono sulla terra sono affascinati dalla bellezza della donne terrestri, con le quali felicemente si uniscono. Poi scompaiono dalla storia e non si sa bene dove siano andati. Ben diverso è l’ultimo gigante di cui sappiamo perfino il nome: Goliath. Le sue vicende ci sono narrate nel libro di Samuele. Sappiamo perfino che è alto due metri e novanta, che indossa una corazza di bronzo del peso di sessanta chili.
Soltanto la punta della sua lancia pesa sette chili. Nessuno osa sfidare la sua forza smisurata. Per quaranta giorni provoca e intimidisce l’esercito d’Israele, ma finalmente, per puro caso, appare un ragazzo di nome David, l’ottavo di otto figli; non ha mai portato armi o corazza, non ha mai combattuto, è un semplice pastore o meglio pastorello, ma non ha paura di nulla. Va incontro al gigante armato d’una semplice fionda. Nelle tasche ha cinque pietre, ma gli basta scagliare la prima ed il gigante stramazza morto al suolo con la testa spaccata. Non ha neanche una spada per decapitarlo e deve prendere quella del gigante. Chi vuole sapere che aspetto avesse questo fanciullo basta che guardi la scultura che gli ha dedicato il Verrocchio. Oppure con un balzo di secoli guardare i quadri di Moreno Bondi che raccontano le storie di altri giganti in lotta con gli uomini o con il fato.
Perché parliamo dunque di giganti? Perché oggi non si può parlare d’arte senza parlare anche dell’attualità. Perché quei giganti fanno parte anche della nostra cultura, dal culto degli eroi alle opere di Wagner, e poi anche la pittura contemporanea non poteva ignorarli poiché ne ha fatto spesso esperienza nelle sue complicate vicende estetiche, da de Chirico a Savinio fino ai nostri giorni. C’è anche un pittore moderno che ha voluto raccontare in altre forme la loro storia. Si chiama, come abbiamo detto all’inizio, Moreno Bondi, è nato a Carrara nel 1959 ed è docente presso l’Accademia di Belle Arti di Roma di Tecniche pittoriche, cioèdi sapienza pittorica. Ha dato il via ad una pittura tumultuosa, intensa, che sembra abbia estratto dal magma della terra.
Ora possiamo mettere insieme i giganti della mitologia ed i giganti che appaiono nella sua pittura. Moreno Bondi narra una storia drammatica che dell’antichità arriva ai nostri giorni, ricorrendo ai miti che hanno forgiato la nostra storia e che hanno nome Pegaso, Amore e Psiche, Eros e Thanatos, Hermes ed Icaro, Chimere e Centauri, Angeli e Demoni, e molti altri fantasmi del passato che riemergono nel tumulto della nostra coscienza. I suoi personaggi sono immersi in un’atmosfera magica, tra architetture di pietre senza tempo, in bilico tra l’eternità e la morte. Inseguono e sono inseguiti. Appartengono all’umanità, ma un poco anche al demoniaco, alla poesia ma anche alla materia. Lottano sempre contro nemici invisibili. Forse lottano prevalentemente contro loro stessi, contro i loro fantasmi, contro le loro passioni, poiché questa pittura è appassionata.
Sono i giganti della nostra epoca terrificante, in lotta contro il male. Nascondono le loro ferite e feriscono. Rievocano l’antica lotta tra Zeus ed i Titani, tra Ulisse ed i Ciclopi, tra David e Goliath, tra il nudo lanciatore di fionda ed il gigante tutto ricoperto di scaglie di bronzo come un serpente, dell’uomo moderno contro le macchine del nostro tempo e contro le implacabili aberrazioni del nostro tempo grondante sangue e oscurità. Sono uomini che cercano di diventare angeli e sono angeli che cercano di umanizzarsi, ma intanto, nell’interno di questa pittura drammatica e nello stesso tempo di raffinata eleganza, si svolge una modernagigantomachia. È una specie di gioco crudele ed a tratti erotico tra il passato ed il presente, tra la seduzione e l’inganno. Le sue figure sono in lotta contro il destino. Vi sono nei suoi quadri molte ali, ma dove veramente conducono? Sanno ancora volare?
Le sue storie si svolgono probabilmente su un palcoscenico immaginario, ma d’altronde oggi la terra non è un’infuocata rappresentazione scenica e reale del male? La pittura di Moreno Bondi crea immagini fantastiche che sarebbe riduttivo chiamare soltanto metafisiche, immagini un po’ allucinate, travolte da una profonda emozione, oniriche e reali, come se la pelle dei suoi personaggi fosse cosparsa di profumi e di veleni. Possiamo dire che questa pittura è anche violenta?  Lo è nel senso che rifugge dalla tranquillità e vuole essere a tratti rissosa. Vuole forse scandalizzare in un’epoca dove spesso la pittura è un po’ troppo facile, un po’ troppo evanescente, non vuole responsabilità. Anche questa esposizione, dopo molte altre in giro per l’Italia, è stata soprattutto costruita dall’ostinata volontà di un artista che non ha paura di buttare le sue immagini nel tumulto del mondo.

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Janus  (da ARTE IN, n. 91 Giugno-Luglio 2004)