L’INVENZIONE DEL PASSATO ED IL RINVENIMENTO DEL FUTURO

L’INVENZIONE DEL PASSATO ED IL RINVENIMENTO DEL FUTURO
di PASQUALE CHESSA

COPERTINA CAGLIARI-BS
Un esile filo, sottile ma infrangibile, lega la grandezza dell’antico all’idea moderna di rovina. Emblema dell’irreparabile scorrere del tempo, i frammenti di templi e anfiteatri, basiliche e terme, colonne e capitelli sono le figure del passato su cui la storia ha costruito il presente. Sta in questa sintesi di passato e presente, grandezza e caduta, morte e rinascenza l’essenza stessa del concetto di classico. Perché è classico tutto ciò che riesce a sopravvivere alla propria epoca testimoniando al futuro i valori su cui si era fondato nel proprio tempo. Su queste suggestioni lavora l’immaginario pittorico di Moreno Bondi.
La modernità di Bondi sta proprio nella sfida con tutto ciò che è sopravissuto nella pittura diventando storia. Ma per riuscire ad attingere dal passato il vasto repertorio di stemmi ed emblemi, miti e leggende, simboli e figure su cui si costruisce la trama narrativa dell’arte, bisogna avere una certa predisposizione all’inattualità. A cominciare dalla profonda consapevolezza artistica del linguaggio della tecnica pittorica tradotta da Bondi in una padronanza di stile che nell’epoca della morte dell’arte appare felicemente fuori tempo. Sono queste le ragioni fondamentali per le quali prima di essere un artista (toccherà ai posteri misurarne l’esatta grandezza), Bondi è certamente uno straordinario pittore.
La torsione dei corpi, l’esplosione delle forme, la tensione della materia danno l’esatta misura dei termini in cui si articola la sfida. Si tratti di Caravaggio o di Michelangelo, di Cagnacci o di Allori, di Beatrice Cenci o di Ebe, di Icaro o della Sibilla, del Centauro o dell’Angelo, il sapere della pittura viene assunto come la misura di ogni cosa. La maniera di Bondi però non è antica. Anzi pretende un confronto altrettanto serrato con l’idea di moderno e contemporaneo. La luce che vediamo proiettata sui quadri ci appare come sezionata da un prisma ideale costruito per campire sulla tela solo le forme più pure.
Come il filologo classico cerca di ricostruire l’intero corpus della lirica greca ricostruendone la storia attraverso la sequenza dei frammenti sopravvissuti alle offese dei secoli, così Bondi seziona la storia della pittura in un caleidoscopico figurale nel quale il sogno del passato si fonde con l’immaginario del presente. Una sorta di «manfrediana methodus» sovrintende alla coerenza delle immagini e le guida attraverso le strade sotterranee dell’inconsio. Il rinvenimento dell’antico è messo a diretto contatto con l’invenzione del presente. Si pensi alla visione di «Ebe che cerca se stessa», rappresentata da un culo, sineddoche del moderno, dipinto come in una fotografia di Helmut Newton a colori, intenta carponi a  rientrare nel vuoto simulacro antico da cui era uscita perdendosi.
Bondi sembra consapevole che la storia dell’arte non è nata dal confronto con la realtà naturale e storica che si prefigge di rappresentare, quanto piuttosto dal confronto con le altre opere d’arte in un infinito reticolo di significati e significanti. «Manfrediana methodus» è usato come un canone ambiguo che consente di procedere per slittamenti progressivi nell’attribuzione delle citazioni. Nel gioco delle agnizioni, le grandi ali di «Amore» (ma anche del “Riposo di Eros” e del “Pegaso”) vengono dalla suggestioni non solo di Caravaggio ma anche di Giovanni Baglione e soprattutto di Orazio Gentileschi. E non si può fare a meno di pensare al «fallo alato» di Sigmund Freud difronte alle ali dell’Anghelos …
Ma un’altra referenza, assolutamente fuori tema, getta un riflesso imprevedibile sulla pittura di Bondi: il frammento della Statua della Libertà che emerge come un reperto archeologico nel finale del Pianeta delle scimmie. Ricordate? Charlton Heston cavalca sulla spiaggia con una splendida umana primordiale per sfuggire alle scimmie sapienti… Bondi usa il repertorio classico in una maniera così moderna tanto da poter essere messo in relazione con l’immaginario della fantascienza. Nulla perciò ci appare come antico nonostante l’uso totalizzante del classico.