ABOUT “IL FILOSOFO”

NOTE

  • IL FILOSOFO, oil on linen and sculpture in Carrara Statuesque marble, cm. 125×200
  • The platonic myth of the “Sphere-Men” is contained in fragments drawn with the pencil on the canvas. The two pages, drawn by the “Symposium”, are visually part of the composition together with few essential elements: the abstract background, the masculine figure, the sculpture in Statuesque marble.
  • The essay, hand written, narrates the men’s primal spherical form, their arrogance, Zeus’ revenge (who cuts them off in two parts); eventually, the spasmodic research of their own half in an attempt to recompose the perfect geometrical figure.
    “Because our oldest nature was not like the present (…). First of all, mankind included three genders and not two like now, male and female, but there was a third one that partook of both of them. (…) the androgynous, a own gender, whose form and name contained in itself both man and woman. Second, the human form was a full totality: the back and the hips circle shaped, four arms, four legs, two faces completely identical on a cylindrical neck and a single head on two faces, facing two opposite sides; so, four ears, two sex organs, and similarly all the rest. (…)
    Then, genders were three and so made because the masculine gender originally descended from the sun, the feminine from the earth, and the other, consisting in both, from the moon, because the moon also partakes of the sun and the earth. Therefore, they were round and rotating was their movement because they looked like their parents.
    They owned terrible strenght and vigour and extraordinary pride; and they attempted to undermine the Gods (…)
    Therefore, Jupiter and the other Gods bricked their brains to decide what to do (…)
    Then, when human nature was cut in two parts, any part longing for its own half, hold to it, and throwing their arms around themselves, entwining to each other, longing to blend together, they starved and died for inaction, because nothing they wanted to do without each other (…)
    Here is how long the reciprocal love is rooted in mankind: it brings us back to our way of being because it tries to make one and only one creature from two, in this way restoring human nature. We each is then the half part of a half human cut in the sole’s manner: two pieces from one; and always looking for its own half side. (…)
    If Hephaestus appeared to them and asked them: “What would you like, men, from each other? (…) Maybe your desire is to be always the closest possible to each other, so that night and day you will never had to leave each other? If you wish this I want to fuse and shape you in one single being, so that you might leave both so united as a single being, and when death will catch you, in the Hades too you will be one, instead of one in a unique death. Come on, see if this is what you want and if you would be pleased to obtaine it”. We know well that nobody would contraddict these words, nor would show to wish something different, but it would simply have the impression of having heard what he actually wished to hear from ever, that is to rejoin and fuse himself with the beloved, in order to form, from two beings only one. The explanation of this lays here, such was our ancient nature, and we were a whole: we all give to this lust for entirety, to pursuing it, the name of love”. (Platone “Symposium”, vv. 189d-193a).
  • The words come to the surface of the canvas, neatly placed as book’s pages while the masculine figure holds a volume in his hands.
  • The composition of the work is essential (text, figure, sculpture, background) but the meaning is elaborate.
  • The sculpture imprisons the platonic theme in the stone, ending he research of the beloved in two half-spheres that gradually rejoin themeselves in the primal form.
  • The abstract background is applied vigorously and heatedly, but not without rigour or method. The transversal gray brushworks tidy up the magma of colour, while a orange rush converges the attention toward the sculpture.
  • The dark passage at the centre interrupts the painting’s movement, letting a man with the face covered by a book emerge.
  • The enigmatic figure, deprived of spatial and temporal references, represents “the” philosopher. His gesture is pending between the theoretical activity and the practical life. The incomprehensible pose does not offer any clue about his condition (whether he goes on or stops), however the book he brings with him (to read it or to use it as a shield) symbolizes the wisdom that goes beyond the darkness of the ignorance. He distances himself from reality in order to observe it and elaborate his own thought. The philosopher (that Plato defined as “the perfect lover, because he desires what he does not posses”) stands in the doorway, in the half-way between the thoughtlessness where he comes from and the truth to which he aspires.
IL FILOSOFO, Oil on linen and sculpture in Carrara Statuesque marble, cm.  125x200
IL FILOSOFO, Oil on linen and sculpture in Carrara Statuesque marble, cm. 125×200
  • IL FILOSOFO, olio su lino e scultura in marmo Statuario di Carrara, cm. 125×200
  • Il mito platonico sugli “Uomini sfera” è contenuto nei frammenti tracciati a matita sulla tela. Le due pagine, tratte dal “Simposio”, visivamente fanno parte della composizione insieme a pochi elementi essenziali: lo sfondo astratto, la figura maschile, la scultura in marmo Statuario.
  • IL TESTO scritto a mano narra l’originaria forma sferica degli uomini, la loro arroganza, la vendetta di Zeus (che li recide in due); infine, la ricerca spasmodica della propria metà nel tentativo di ricomporre la figura geometrica perfetta.
    “Perché l’antichissima nostra natura non era come l’attuale (…). In primo luogo l’umanità comprendeva tre sessi, non due come ora, maschio e femmina, ma se ne aggiungeva un terzo partecipe di entrambi (…) l’androgino, un sesso a sé, la cui forma e nome partecipavano del maschio e della femmina. In secondo luogo la forma degli umani era un tutto pieno: la schiena e i fianchi a cerchio, quattro braccia, quattro gambe, due volti del tutto uguali sul collo cilindrico e una sola testa sui due volti, rivolti in senso opposto; e così quattro orecchie, due sessi, e tutto il resto analogamente (…).
    Dunque i sessi erano tre e così fatti perché il genere maschile discendeva in origine dal sole, il femminile dalla terra, mentre l’altro, partecipe di entrambi, dalla luna, perché anche la luna partecipa del sole e della terra. Erano quindi rotondi di forma e rotante era la loro andatura perché somigliavano ai loro genitori.
    Possedevano forza e vigore terribili, e straordinaria superbia; e attentavano agli dei (…). Pertanto Giove e gli altri dei andavano arrovellandosi che dovessero fare (…).
    Quando dunque la natura umana fu tagliata in due, ogni parte vogliosa della propria metà le si attaccava, e gettandosi le braccia attorno, avviticchiandosi l’un l’altra, nella brama di fondersi insieme morivano di fame e in generale di inazione, perché nulla volevano fare l’una staccata dall’altra (…).
    Ecco dunque da quanto tempo l’amore reciproco è connaturato negli uomini: esso ci restaura l’antico nostro essere perché tenta di fare di due una creatura sola e di risanare così la natura umana. Ognuno di noi è dunque la metà di un umano resecato a mezzo com’è al modo delle sogliole: due pezzi da uno solo; e però è sempre in cerca della propria metà. (…)
    Se ad essi apparisse Efesto e loro chiedesse: “Cos’è che volete, o uomini, l’uno dall’altro? (…) Forse che desiderate soprattutto essere sempre quanto più possibile una cosa sola l’uno con l’altro, affinché notte e giorno mai dobbiate lasciarvi? Se questo desiderate voglio fondervi e plasmarvi in un essere solo, affinché, di due divenuti uno, possiate vivere entrambi così uniti come un essere solo, e quando vi colga la morte, anche laggiù nell’Ade siate uno, invece di due in un unica morte. Orsù vedete se è questo che volete e se vi farebbe piacere ottenerlo…” A queste parole, sappiamo bene che nessuno contraddirebbe, né mostrerebbe di desiderare altra cosa, ma semplicemente avrebbe l’impressione di aver udito proprio quello che da sempre desiderava, di ricongiungersi cioè e di fondersi con l’amato per formare, di due, un essere solo. E la spiegazione di questo sta qui, che tale era l’antica nostra natura, e noi eravamo tutti intieri: a questa brama di interezza, al proseguirla, tutti diamo il nome di amore. (Platone. “Simposio”, vv.189d-193a).
  • LE PAROLE affiorano sulla tela, disposte ordinatamente come pagine di un libro, mentre la figura maschile tiene fra le mani un volume.
  • LA COMPOSIZIONE dell’opera è essenziale (testo, figura, scultura, sfondo), ma il significato è complesso.
  • LA SCULTURA imprigiona nella pietra il tema platonico, risolvendo la ricerca dell’amato in due semisfere che gradualmente si ricongiungono nella forma originaria.
  • LO SFONDO astratto è steso con gesti vigorosi e con foga espressiva, non privi di rigore e di metodo. Le pennellate grige trasversali ordinano il magma del colore, mentre un flusso arancio converge l’attenzione verso la scultura.
  • IL VARCO scuro al centro interrompe il movimento della pittura, lasciando emergere un uomo con il volto coperto da un libro.
  • LA FIGURA enigmatica, priva di riferimenti spazio-temporali, rappresenta “il” filosofo. Il suo gesto è sospeso fra l’attività teoretica e la vita pratica. La posa incomprensibile non offre indizi circa la sua condizione (se proceda o si fermi), ma il libro che reca con sé (per leggerlo o farsene scudo) è simbolo certo di una sapienza che supera le tenebre dell’ignoranza. Egli prende le distanze per osservare la realtà ed elaborare il pensiero. Il filosofo (definito da Platone come “il perfetto amante, poiché desidera ciò che non possiede”) rimane sulla soglia, a metà fra l’insipienza da cui proviene e la verità alla quale aspira.